“Il mio lavoro analizza la varia e mutevole realtà contemporanea e il paesaggio antropizzato intorno a me, con una pittura volutamente semplificata, dall’apparenza fotografica ma al contempo grezza, dove pennellate, colature e schizzi di colore acquisiscono un proprio valore autonomo al di là del soggetto”. Spazi abbandonati, sospesi nel tempo, lasciati al loro lento degrado, dove pieno e vuoto, luce ed oscurità, vita e morte acquistano lo stesso valore evocativo e suggestivo al tempo stesso. O spazi di passaggio (come la serie “Bajo Valencia”), non-luoghi dove l’individuo perde la propria identità per scomparire, divenire mero transito momentaneo, anonimo flusso energetico, in attesa di tornare a vivere una volta giunto a destinazione”.