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TRIBE ART / CHI SIAMO

Nato nel 2003, su iniziativa di TRIBE Società Cooperativa, TRIBE ART è il primo mensile a distribuzione gratuita dedicato alle arti visive della Sicilia. Tante le rubriche, da "Spazi Aperti" a "Ricreazione", il mega contenitore che vi parla di design, musica, fumetti, reciclo e molto altro. E poi recensioni, interviste, segnalazioni e un ricco calendario delle mostre siciliane. Il periodico, stampato in 8.000 copie, viene distribuito in Sicilia e in abbonamento in tutta Italia. Viene diffuso inoltre tramite i maggiori social network e una nutrita mailing list (oltre 8.000 utenti). Sito ufficiale: www.tribeart.it


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TRIBE ART / ULTIMI NUMERI




LUGLIO/AGOSTO 2010
8.000 copie
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La Federculture ha diffuso i dati che mostrano come, nonostante la crisi economica e sociale generale, “negli ultimi 10 anni il tempo libero e i consumi culturali sono stati in costante crescita in tutti gli strati della popolazione. Cultura e tempo libero rappresentano il 4,2% della spesa media mensile per famiglia, più alta - ad esempio - di quella per la sanità (3,6%) e per le comunicazioni (2%)”. Secondo questi dati, nel 2009, tutti i settori sono cresciuti, con i brillanti risultati del teatro (+4,8%), della lirica (+6%) e quelli eccellenti delle mostre (+42,6%).
Ciononostante il governo italiano si ostina a tagliare i fondi alla cultura. Se nel 2005 il bilancio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali era di 2.201 milioni di euro, pari allo 0,34% del Bilancio dello Stato, nel 2010 è sceso a 1.710 milioni di euro (lo 0,21% del Bilancio) e nel 2011 dovrà scendere a 1.509 milioni di euro. A queste cifre vanno aggiunte le spese sostenute dagli enti locali, che a causa dei minori trasferimenti, limiteranno in maniera sostanziale i contributi alle iniziative culturali.
La discutibile Finanziaria prevede, oltre agli ingenti tagli, anche aberranti proposte di legge. Un esempio? L’”archeocondono”. La proposta torna ciclicamente a occupare le cronache parlamentari nel tentativo di premiare i tombaroli e i loro facoltosi clienti.
Da più parti viene sottolineato come la cultura rappresenti una fetta importante del PIL (il 2,6%) e come il turismo culturale si avvii a diventare il 40% del mercato turistico nazionale. A questo devono aver pensato gli organizzatori degli Stati Generali della Città di Catania, quando dopo aver discusso per mesi di ogni aspetto della vita della città — dal traffico alla legalità, dal lungomare al welfare —, hanno voluto inserire lo scorso 25 giugno come ultima giornata di confronto quella dal titolo “Catania città Attraente - Arte, cultura e sport per un turismo di qualità”. Se gli operatori culturali erano già preoccupati dalla scelta di considerare la cultura solo strumento di promozione turistica, con questo incontro si è avuta la conferma di come l’aspetto sociale e civile della cultura sia considerato irrilevante dalla classe politica al punto da non essere neanche discusso.
Svendita di beni culturali e decreti salvatombaroli, incuria e tagli. Ecco la ricetta per un’Italia culturale prossima alla deriva...

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GIUGNO 2010
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L’imminente passaggio di proprietà dallo Stato alla Regione, ai Comuni e alle Province di 143 fra i più importanti beni culturali siciliani dai Templi di Agrigento al Castello Ursino di Catania, dal Teatro antico di Taormina al Palazzo dei Normanni di Palermo, è solo marginalmente frutto del federalismo demaniale, in quanto era già previsto nello Statuto “speciale” della nostra regione dal 1946. A breve saranno definiti anche gli altri beni del demanio marittimo, idrico, militare dismesso, miniere, aeroporti, terreni e immobili statali che saranno trasferiti. Gli Enti destinatari dovranno “valorizzare” questi beni e quindi metterli a profitto perché lo Stato contestualmente ridurrà i trasferimenti in misura pari alla rendita cui deve rinunciare. Per molti di questi beni la Regione aveva già l’uso ma d’ora in poi avrà la proprietà, con le responsabilità che da ciò deriva in termini di manutenzione ordinaria e straordinaria – i cui costi sono ancora ignoti –, e valorizzazione a fini culturali e turistici. La svolta federalista, oltre che alle ovvie ragioni politiche leghiste è dettata dall’assunto che gli enti locali possono gestire e valorizzare meglio il patrimonio, non a caso la relazione illustrativa del decreto lo chiama “federalismo di valorizzazione”. Ma in Sicilia avviene così? Chi deciderà se un bene è meglio attribuirlo alla Regione, alla Provincia o al Comune? Saranno possibili gli investimenti e le assunzioni di personale attualmente bloccati per i vincoli che impone lo Stato con il “patto di stabilità”? Chi controllerà se effettivamente ciò sarà fatto o se semplicemente non si deciderà di svendere o affidare la gestione a una “cricca”? La Corte dei Conti mette in luce tre ulteriori problemi: la variabilità per area e regione nella composizione dei beni, la forte sperequazione nel valore e nel numero dei beni trasferibili, e il rischio che una distribuzione molto frazionata dei beni, in cui prevalga il solo criterio territoriale risulti poco produttiva. I nuovi scenari e le importanti sfide che si aprono per la nostra regione e per la sua classe dirigente, ci appaiono più cupi se li colleghiamo all’improvvisa scelta di Gaetano Armao, Assessore ai Beni Culturali e all’Identita siciliana, di aumentare il costo dei biglietti d’ingresso per i musei e le aree archeologiche siciliane. Dall’1 giugno i biglietti sono più cari e in alcuni casi raddoppiano, ma dopo le proteste degli operatori turistici per l’inaspettata decisione di Armao, l’aumento non sarà applicato fino all’1 maggio 2011 ai turisti, singoli o in gruppo, che vengono accreditati da agenzie di viaggio e tour operator. Ma in tutto questo c’è anche una buona notizia: è stato stabilito il prezzo speciale di 1 euro per i residenti nella provincia che ospita la struttura che si vuole visitare. Che i turisti paghino il prezzo maggiorato se vogliono godere delle “nostre” bellezze, noi possiamo goderci i musei della nostra provincia! In fondo nel nome dell’assessorato c’è una identità siciliana da valorizzare...

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MAGGIO 2010
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A leggere i risultati del sondaggio “Giovani & Cultura” realizzato da CTS (Centro Turistico Studentesco e Giovanile) in occasione della Settimana della Cultura che si è tenuta dal 16 al 25 aprile 2010, c’è un notevole interesse da parte dei giovani nei confronti del patrimonio storico-artistico. Alcuni dati: il 53% durante i viaggi visita sempre un bene culturale e il 59,1% lo fa in compagnia di amici. 3-4 volte l’anno, sempre insieme agli amici, visitano musei e beni culturali e il 53,60% dichiara di far rientrare sempre una visita ad un bene culturale. Il 13,8% lo fa qualche volta e solo lo 0,3% dichiara di non inserire mai l’arte e la cultura nel proprio viaggio. Sembra essere l’interesse personale e lo studio (44,5%) o l’interesse generale per la località in cui si trova il bene culturale (38,9%) la motivazione che spinge i ragazzi ad avvicinarsi al patrimonio artistico-culturale che viene fruito per oltre la metà del campione con gli amici (nel 59,1% dei casi) o con la famiglia (nel 32,1%).
Ma agli intervistati è stato anche chiesto di suggerire delle buone pratiche per l’incentivazione alla fruizione dei beni culturali e il 50,4% ha risposto che sono necessarie maggiori agevolazioni, sconti visite, bookshop, audioguide e il 26,8% auspica l’organizzazioni di eventi di grande richiamo come mostre, concerti e rassegne. Oltre il 90% degli intervistati dichiara di conoscere i beni culturali della propria città e il 94,1% si dichiara molto interessato a essere informato sulle iniziative nei musei, che l’80% vorrebbe ricevere via e-mail. E in merito alla settimana della Cultura? Il 75,1% degli intervistati conosce l’evento e di questi il 17,7% ha partecipato alle passate edizioni. Peraltro i ragazzi sembra vogliano approfittare della preziosa occasione che consente di conoscere e riscoprire l’arte gratuitamente in una grande festa diffusa su tutto il territorio nazionale. Non a caso alla domanda: “Parteciperai all’edizione 2010 della Settimana della Cultura?” l’83,8% risponde in modo affermativo, mostrando interesse soprattutto per la propria città e dintorni (76,2%) e in modo minoritario per le altre città (23,7%). E infine una curiosità: qual è il monumento italiano preferito dai giovani? il Colosseo.
Da questi  risultati si deve partire per una politica dei beni culturali e del turismo che non sia solo di apertura di nuovi spazi ma una migliore fruizione di quelli già esistenti. Quale sviluppo si può immaginare per strutture come il Museo Archeologico Regionale di Lentini che nel 2008 (ultima statistica disponibile) ha avuto 92 paganti per un incasso di 298 euro? Eventi e una migliore accoglienza possono fare da calamita anche per i giovani più distanti dall’arte e dalla cultura, con iniziative a sostegno anche da parte di scuole e università che preparano le nuove generazioni alla vita.
Sono proprio di questi giorni anche i dati di una ricerca di Tripadvisor, uno dei portali sul turismo più influenti, sull’appeal delle destinazioni turistiche: a sorpresa Reggio Calabria è 5° fra le 10 località turistiche emergenti nel mondo. I motivi? La cultura e la possibilità di passare a pochi chilometri dalla montagna al mare! Questa descrizione sembra ricalcare quella di un’altra città fra l’Etna e lo Jonio, Catania, che ottiene comunque un buon piazzamento in una classifica meno prestigiosa, posizionandosi al 16° posto fra le 25 località in Italia preferite dagli europei, 2 posizioni prima di Taormina...


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APRILE 2010
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Si sente spesso parlare di “sistema dell’arte” per descrivere quel complesso di fattori fra loro connessi che hanno come punto focale l’artista e il suo lavoro, ma che “reagisce” alle continue modifiche causate dell’enorme quantità e varietà delle relazioni fra gli elementi. La centralità dell’artista è messa in pericolo dalle dinamiche artistiche, economiche e sociali, portate dagli attori di questo sistema: dai galleristi ai curatori, dai critici ai mercanti, dai collezionisti ai media. Da questo elenco non esaustivo dei soggetti coinvolti e delle variabili possibili, viene fuori il flebile contatto con l’aspetto strettamente correlato agli aspetti culturali e la fortissima interrelazione fra l’arte e un altro sistema complesso, l’economia. Gli artisti oggi non possono prescindere oltre che dall’ovvio aspetto creativo, dalla comunicazione, dalle pubbliche relazioni. Così come la marca ha assunto un’importanza crescente nel commercio, anche il nome dell’artista è diventato brand. Anche nel caso di produzioni ovvie e scontate, quanto tutto ruota intorno al “nome”, basta la firma ad assegnare un valore, anche economico, all’opera. In virtù di questo ci chiediamo quanto siano liberi gli artisti e quanto lo sia il mercato dell’arte.

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