TRIBEART/ peppi





Nome GIMECA Mendolia Calella
Data di nascita 03/11/1987
Città caltanissetta
Email giuseppemendolia@hotmail.it
Sito
Che utente sono? Artista
Categoria Fotografia, Grafica, Illustrazione

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Chi Sono


BIO Giuseppe Mendolia Calella (1987) ha studiato Arti Visive e Discipline dello spettacolo (Scenografia - I livello; Progettazione artistica per l’impresa - II livello) presso l’Accademia di Belle Arti di Catania. Ha avuto modo di confrontarsi con artisti di fama internazionale, come Marinella Senatore, Grzegorz Kowalski e Paolo Parisi. E’ stato stagista presso la Fondazione Brodbeck Arte Contemporanea di Catania e di recente ha iniziato la collaborazione con la guida mensile siciliana alle arti contemporanee Tribeart. Lavora con la fotografia, la grafica, il video e l’installazione con una particolare attenzione per il libro d’artista. Giuseppe Mendolia Calella (1987) studied Visual Arts and Performing Arts (Scenography - 1st level; Artistic Design for the Enterprise - 2nd level) at Academy of Fine Arts in Catania. He compared with artists of international renown, like Marinella Senatore, Grzegorz Kowalski and Paolo Parisi. He was stageur at Fondazione Brodbeck Arte Contemporanea in Catania and recently started to collaborate with the sicilian monthly guide to contemporary arts “Tribeart”. He works with photography, graphics, video and installation with particulary attention to the artist's book. STATEMENT La mia ricerca artistica verte principalmente sulla tematica della conservazione: conservazione in senso lato, estrapolata da forme linguistiche e meccanismi semantici legati all’azione del conservare. In molti dei miei lavori, infatti, si osserva il tentativo di guardare al passato, ad esempio nell’uso di materiali scovati in botteghe di rigattieri e trovarobe o la mania di cercare ed immortalare luoghi e spazi che custodiscono una memoria e un’ atmosfera che non è esattamente corrispondente ai tempi d’oggi, dove l’uomo era protagonista. Ma pare aver perso il ruolo che interpretava, abbandonando la scena per via di una qualche ragione esterna a lui, come la morte, l’emigrazione o il desiderio di trovare la modernità. C’è tuttavia nel mio linguaggio una grande consapevolezza dell’oggi ed una forte propensione al futuro, che si manifesta sia nelle tematiche che tratto sia nelle rappresentazioni che, pur volgendo lo sguardo al passato, si mantengono distanti da atteggiamenti romantici, filtrando le sensazioni che diventano anche ricerca di uno ieri che riflette piuttosto sulla contemporaneità, in antitesi con le rappresentazioni che costruisco. Dalla trasmissione del sapere all’utilizzo di linguaggi che derivano dalle tecnologie informatiche alle tematiche e problematiche del nostro tempo (come la crisi culturale e sociale) fino ai luoghi ed agli oggetti che conservano una qualsivoglia memoria. G.M.C. My artistic research is mainly focused on the conservation: conservation extrapolated from linguistic forms and semantic mechanisms related to the action of maintaining. In many of my works, in fact, there is an attempt to look at past: for example, in the use of material found in junk shops and mania to search and capture places and spaces that hold a memory and an atmosphere, that isn’t exactly relevant in today’s world, where man was protagonist. But he seems to have lost the role played, leaving the scene for reasons external to him, like the death, the emigration, the desire to find the modern. In my language there is also the awareness of the present and a strong inclination to the future, which is manifested both in the topics I deal both in representations that, even look at past, are far from romantic attitudes, filtering the sensations, that become the quest for past which reflects the contemporary, in contrast to the representations that I construct. From the transmission of knowledge to the use of languages that derives from information technology to the issues and problems of our time (like the cultural and social crisis) up to places and objects that preserve a memory. G.M.C.

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SONDAGGIO

Da nord a sud cittadini e "operai" della cultura si riappropriano dei beni comuni occupandoli. Sei d'accordo?
  Sì. È un modo efficace per far sentire la propria voce e per partecipare in maniera attiva alla riqualificazione degli spazi
  No. Occorre lasciare agli enti preposti il tempo per svolgere al meglio il proprio lavoro
  Sì. Il risveglio civile passa attraverso la democratica partecipazione alla vita cittadina
  No. Un semplice corteo pubblico è sufficiente per manifestare il proprio dissenso


«Vogliamo il pane, ma anche le rose».

Lo chiedevano già nel 1912 le operaie del Massachusetts in sciopero, quando trasformarono in slogan una frase di Rosa Luxemburg – marxista e rivoluzionaria tedesca – rivendicando così fondamentali diritti: parità, dignità, rispetto. E pure poesia. Da allora poco o nulla è cambiato. Secondo il "Forum economico mondiale" negli ultimi sei anni la condizione della donna è migliorata nell'85 per cento dei paesi, ma la strada, in termini di uguaglianza economica e politica, è ancora lunga. Nella 101esima "Giornata Internazionale della Donna" vi proponiamo una galleria di donne eccellenti che, attraverso il proprio operato, hanno contribuito alla crescita sociale, politica ed economica del nostro Paese. Alcune hanno nomi noti, come Grazia Deledda e Rita Levi Montalcini, le due sole donne italiane premiate con il Nobel, Nilde Iotti, donna di primo piano della scena politica, Carla Accardi, grande nome dell’arte italiana; altre invece, dai nomi meno conosciuti, hanno compiuto scelte in grado di incidere nell’evoluzione politica e sociale italiana, come Franca Viola, la prima donna ad aver rifiutato con coraggio un matrimonio riparatore o Anna Maria Mozzoni, pioniera del femminismo italiano e delle lotte per la conquista del diritto di voto alle donne. Le storie di queste e altre donne sono raccontate nella mostra "Le donne che hanno fatto l'Italia", in mostra al Castello Ursino di Catania fino all'8 marzo.